Intervista a Mario Rusciano (Consigliere di Amm. della Fondazione Ravello in rappresentanza della Regione) Corriere del Mezzogiorno 04 03 2010
Altro colpo di scena nell’eterna «guerra» di Ravello. Il sindaco di Ravello, Paolo Imperato, che aveva minacciato tuoni e fulmini, non ha partecipato alla riunione del Consiglio di amministrazione della Fondazione che gestisce il Festival internazionale, tra i più ricchi del mondo, e tutte le altre iniziative culturali che hanno trasformato la cittadina della costiera amalfitana in una capitale della musica, del cinema e di tutte le arti visive. Oltre che, ne discende, del turismo. Si scava un solco ancora più profondo tra l’amministrazione comunale che si ostina in una posizione di chiusura assoluta («Fuori tutti, qui comandiamo noi») e la Fondazione che ha replicato con uguale durezza. Il rappresentante della Regione Campania, professore Mario Rusciano, infatti, ha così commentato: «Il Comune è a un bivio, o si rimangia il diktat o va via. Non facciamo altri sconti perchè così vuole la legge oltre che il buon senso. Ad ogni buon conto, però, noi continueremo a lavorare per Ravello e organizzeremo il più bel Festival della storia». Chi vincerà? «Dispiace dire al Comune di farsi da parte — dice ancora Rusciano — ma è una conclusione obbligata: se uno dei quattro membri ai quali collegialmente è stata affidata la gestione del Festival si mette in una posizione di alterità deve assumersene le responsabilità». Gli sviluppi delle ultime ore, quindi, sono stati nevrotici. Il sindaco ha ripetuto la volontà di fare da solo, ma inspiegabilmente ha disertato la riunione del Consiglio di amministrazione della Fondazione dove avrebbe dovuto dare seguito alle minacce. E argomentarle. Il comportamento è in apparenza inspiegabile, ma non sorprende: il gioco al massacro della politica provinciale prevede questo work in progress: all’annuncio clamoroso («Solo noi facciamo il bene di Ravello») segua l’assenza del tutto ingiustificata. Alla riunione, che si è svolta ieri pomeriggio, erano presenti, invece, tutti gli altri membri del Cda: il professore Mario Rusciano, in rappresentanza della Regione Campania, l’avvocato Adriano Bellacosa per la Provincia di Salerno e il dottor Lallo Mariani per il Monte dei Paschi di Siena che è il main sponsor del Festival. (Per dare una rappresentazione esatta del «peso» dei membri del Cda diamo i numeri: il Comune eroga un contributo annuo di 10.000 euro e, come dire, non sempre è puntuale nel pagamento; la regione 350mila euro; la Provincia di Salerno 260 e la banca garantisce, con puntualità svizzera, un milione di euro con i quali è possibile ingaggiare per tempo gli artisti che tutto il mondo invidia a Ravello). Abbiamo riassunto a grandi spanne il contesto «tecnico» ma, a questo punto della querelle, è opportuno dare conto anche dell’umore dei cittadini di Ravello che sempre più esplicitamente prendono le distanze dal sindaco e dal vice sindaco Salvatore De Martino, e degli operatori turistici che fanno i conti della serva e sommano, uno sull’altro, i danni che la città ha già patito: 300mila euro stanziati dall’assessorato all’agricoltura regionale sono stati dirottati a Sorrento e a Minori, ma, quel che è peggio, si è volatilizzato anche il contributo (un milione e mezzo) che da palazzo Santa Lucia sarebbe arrivato per consentire lo start up dell’Auditorium. Che resteranno nei cassetti se il gioiello disegnato da Oscar Niemeyer che la Regione ha difeso salvando in extremis il finanziamento europeo dovesse restare chiuso. In cambio di che? «È quello che vorremmo sapere— dice con evidente fastidio Mario Rusciano —. Se non ho capito male la posizione del Comune fa affidamento solo su una questione di mero principio e cioè sulla cosiddetta centralità del Comune. Che nessuno ora porre in discussione valutandola, però, alla stessa stregua dell’analoga centralità che legittimamente possono vantare gli altri membri della Fondazione». Uno a uno, insomma. «Mi piace la metafora calcistica e potrebbe andar bene, ma è lecito nutrire il sospetto che dietro la centralità, che è concetto, come dire, volatile, ci sia qualcosa di altro e di diverso. Che a questo punto sarebbe lecito esplicitare. Quello che sta accadendo è francamente inaccettabile e rischia di oscurare l’Auditorium che, invece, è una pietra miliare per la cultura e il turismo della nostra regione». Che c’è dietro, per intenderci? «Proprio così, visto che il know-how è della Fondazione non può essere delegato ad altri. Senza contare tutte le altre eccellenze costruite intorno al Festival, come la scuola per giovani manager alla quale partecipano molti giovani di Ravello che altrimenti avrebbero vagato senza futuro. O si sarebbero adagiati come i lavoratori degli alberghi sulla disoccupazione stagionale che è l’anticamera dell’inerzia assistita». Vogliamo fare una previsione? «Sono per la pace— conclude Rusciano — ma non se ne può più. È inaccettabile, ad esempio, ritenere ingombrante la presenza di Domenico De Masi perchè si colpisce il protagonista di questa storia che da otto anni è un crescendo di successi».
Carlo Franco Corriere del Mezzogiorno









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