Paolo Imperato, nell’intervista al Corriere del Mezzogiorno risponde a Rusciano, 6 marzo 2010
«L’Auditorium non resterà chiuso, sarebbe una iattura per Ravello e per il mondo».
Ma se tutto si sfalda come si fa? «Se dovesse naufragare l’accordo con la Fondazione, ma non me lo auguro, in qualità di sindaco andrò in Regione e chiederò il contributo già concordato di un milione e mezzo e con quei soldi tenteremo di attrezzarci per colmare il vuoto lasciato dalla Fondazione. Non mi chieda se ce la faremo, ci proveremo».
Paolo Imperato, primo cittadino di Ravello, ha lanciato una sorta di ultimatum alla Fondazione che gestisce l’Auditorium Paolo Imperato, sindaco aventiniano di Ravello, risponde a muso duro alle contestazioni del professore Mario Rusciano, rappresentante della Regione in seno alla Fondazione, e tenta di ribaltare le accuse. «De Masi è bravo, bravissimo, chi lo mette in dubbio, la paternità dell’Auditorium e del Festival è sua e anche questo non è mai stato in discussione, ma queste medaglie non obbligano il Comune a consentirgli di fare il padrone assoluto. La centralità è del Comune in quanto custode del territorio».
Questa faccenda della centralità riservata ad un solo soggetto è difficile da capire, visto che i soci della Fondazione sono quattro e hanno tutti gli stessi diritti e gli stessi doveri. «Beh, la centralità ce la dà il governo del territorio. Il Comune, insomma, è centrale per tutto quello che accade nel suo spazio».
La Fondazione è una macchina poderosa che ha un budget molto elevato, impensabile per le casse di un Comune sia pure ricco di risorse: il Monte dei Paschi di Siena conferisce un milione di euro, Regione e Provincia molto meno ma comunque una cifra rilevante; il Comune, invece, partecipa con 10.000 euro e cionostante chiede la centralità. È compatibile la richiesta? «Sì, perché se è vero che il nostro apporto in soldi è molto basso bisogna considerare che noi mettiamo la faccia, cioè la nostra immagine, le nostre credenziali culturali che erano di livello mondiale anche prima della Fondazione e ora abbiamo conferito l’Auditorium».
Dopo averlo osteggiato con ogni mezzo. «Non lo nascondo, eravamo contrari, ma non si può disconoscere che nella fase finale dei lavori ci siamo schierati nettamente a favore dell’opera».
Perché non avete partecipato alla seduta di mercoledì del cda della Fondazione che poi era stata convocata in prosecuzione della precedente? «Volevo che me lo chiedesse per smentire chi ha definito ingiustificata la nostra assenza. Non è vero, avevamo informato tutti gli altri soggetti ed abbiamo anche spiegato perché non avremmo partecipato».
Perché? «Aspettavo un appuntamento dal governatore Bassolino che, però, non è arrivato».
Ma non avevate già firmato un comodato? «Sì, ma c’è bisogno di un ulteriore chiarimento. Alle corte a noi sta bene che la direzione artistica e culturale sia della Fondazione, ma non accetteremo mai che il Comune sia messo in un angolo».
Cosa vuol dire? «Il Winter festival non si è fatto a Ravello proprio per questo. Avevamo concluso accordi scritti con l’assessore Nappi e avevamo messo a disposizione della kermesse lo spazio antistante l’Auditorium per esporre le eccellenze enogastronomiche regionali, ma quasi alla vigilia è arrivata una direttiva di De Masi nella quale si diceva che la responsabilità e la direzione dell’evento toccavano esclusivamente alla Fondazione».
A quel che se ne sa, però, i cittadini di Ravello parteggiano per la Fondazione, non per il Comune. «Anche questo non è vero. Domenica scorsa, a Villa Episcopio, abbiamo tenuto una assemblea pubblica e, tranne i nove dipendenti della Fondazione, la maggioranza era con noi».
Avete mai pensato di uscire dalla Fondazione? «No, si esce da un organismo se non si è in sintonia con le finalità e non è il caso nostro perché continuiamo a riconoscerci negli obiettivi della Fondazione. Speriamo che Rusciano se ne faccia una ragione».
Siete disponibili, quindi, a riprendere il cammino chiudendo questa fase e guardando al futuro del Festival e di Ravello. De Masi è disposto a incontrare il Comune anche domani mattina. «Va bene anche a noi, a patto che la mediazione sia affidata al governatore Bassolino. Tocca a lui farlo e, visto gli impegni elettorali che ci attendono, bisogna anche fare presto».
Carlo Franco, Corriere del Mezzogiorno









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